storie di sovraindebitamento
- Si riparte dalla denuncia
- Un respiro tra le rate
- L'importanza dei conti in tasca
- La nuova libertà di Maria
Si riparte dalla denuncia
Antonio è un imprenditore edile. Ha un'impresa con una decina di operai. A causa del ritardo nel pagamento di alcuni lavori, Antonio si trova a non avere momentaneamente la liquidità per far fronte ai pagamenti dei fornitori. Avendo emesso assegni postdatati, teme il protesto e così chiede in banca un prestito, ma la banca non è disposta ad aumentargli il fido né a fargli un prestito e così Antonio cerca tra i conoscenti.
Una persona che lui vede quotidianamente nel bar sotto casa, quando va a fare colazione, si offre di aiutarlo, facendogli il prestito di 20 mila € che gli occorre.
L’accordo è che Antonio paghi 22 mila € entro il mese successivo. Antonio è certo di riuscire a far fronte al debito perché attende pagamenti per questo importo.
Ma alla scadenza fissata, Antonio, i 22 mila € non ce li ha e così inizia a pagare all’ “amico del bar” 2000 € al mese di interessi. Capita che sempre questo amico gli “sconti” assegni postdatati e trattenga soldi a titolo di interessi, capita anche che Antonio non riesca a pagare interamente gli interessi e allora l’ “amico” si offre cortesemente di dargli un altro prestito per pagare i propri interessi!
Quando, però, Antonio si rende conto che ha pagato all’usuraio ben più di quel che ha avuto e nonostante ciò l’ “amico del bar” continua a pretendere somme esorbitanti, Antonio affronta l’usuraio e gli dice che non vuole più pagare.
A questo punto inizia il peggio: l’ “amico del bar” smette di essere amico-benefattore e picchia Antonio davanti ai suoi figli, fa telefonate minacciose in piena notte, buca le gomme della macchina…
Antonio, esasperato e con un’impresa ormai sull’orlo del fallimento, si rivolge all’Ambulatorio Antiusura.
Gli operatori dell’Ambulatorio lo convincono che l’unica cosa da fare è sporgere denuncia e lo accompagnano in Commissariato.
Inizia così un lento percorso di reinserimento nell’economia legale. Gli operatori dell’Ambulatorio aiutano Antonio a fare la domanda per accedere al Fondo di solidarietà per le vittime dell’usura e del racket, così da avere una disponibilità per pagare i creditori legittimi, gli operai e per investire nuovamente nella sua impresa.
Un respiro tra le rate
Gabriella è una restauratrice. Lavora da anni per un negozio di arredamenti anche se non ha un contratto a tempo indeterminato. Vive insieme al figlio Massimo in un piccolo appartamento che è riuscita da poco tempo a comprare, accendendo un piccolo mutuo. Nel 2006 Gabriella scopre di avere un cancro al seno. È necessario che si operi e faccia terapie piuttosto invasive per poter guarire. Ciò le impedisce di lavorare e così viene licenziata e perde lo stipendio.
Ha perso da molti anni il marito e ha badato da sola a suo figlio che, dopo il diploma, ha deciso di iniziare a lavorare per poter contribuire al menage familiare. Ma trovare lavoro non è semplice e Massimo riesce “solo” a trovare lavoretti saltuari.
La ASL riconosce a Gabriella un’invalidità del 100% a causa della sua malattia, ma questo le dà diritto soltanto a una pensione di poco più di 200 € al mese.
Gabriella ora è guarita dal cancro, anche se deve fare controlli ravvicinati nel tempo, ma alla sua età non riesce a trovare più alcun lavoro stabile. Fa di tanto in tanto la baby sitter per qualche amica e così riesce a guadagnare 200/300€ al mese.
Si rivolge all’Ambulatorio Antiusura perché ha quattro rate del mutuo non pagate e la banca, inizialmente comprensiva, reclama oggi una regolarizzazione della posizione.
Nessuno concede un credito a Gabriella, poiché non ha un reddito documentabile, mentre il reddito del figlio deriva da contratti che non garantiscono una capacità di restituzione per un lungo periodo.
Attraverso i Fondi prevenzione dell’usura Gabriella ottiene una piccola disponibilità economica per ripianare le rate arretrate e, attraverso l’intervento dell’Ambulatorio, un abbassamento della rata di mutuo a scadere, in modo da potervi far fronte anche ora che le entrate della famiglia si sono ridotte.
L'importanza dei conti in tasca
Francesco e Giorgia sono una giovane coppia con due bambini. Lui è impiegato presso un'amministrazione comunale, lei rimane in casa per occuparsi dei figli. L'affitto non è alto e l'unico stipendio assicura una certa serenità. Pensano, quindi, di potersi permettere qualche spesa.
Si lasciano allettare dalle offerte di finanziamenti da restituire in rate mensili. In fondo 40 o 50 € non sembrano tanti. Acquistano gli elettrodomestici nuovi, il divano, la macchina, il televisore più grande. Nel giro di poco più di due anni si ritrovano ad aver acceso otto finanziamenti.
Poi, succede qualcosa a cui non danno importanza: una settimana prima di ricevere lo stipendio di Francesco si ritrovano a non avere più i soldi per fare la spesa. Pensano, quindi, di prendere una carta di credito da utilizzare al supermercato: “pagheremo il mese prossimo!”, si dicono.
Ma le cose vanno sempre peggio: dopo la carta di credito è la volta dello scoperto di conto corrente. E, gli interessi aumentano. Saltano anche qualche rata delle finanziarie, che iniziano a chiedere il rientro di tutto il finanziamento.
Si rivolgono all’Ambulatorio Antiusura perché la banca non è disposta a concedere un prestito.
Con gli operatori dell’Ambulatorio, per la prima volta, fanno il conto di quanti debiti hanno, analizzando le cause della situazione debitoria: ci sono circa 13 mila Euro di debiti e le rate mensili ammontano a oltre 700 Euro su uno stipendio di 1200 Euro.
Gli operatori dell’Ambulatorio aiutano Francesco e Giorgia nella ristrutturazione dei debiti, nelle transazioni con le finanziarie e nella pianificazione della gestione futura delle proprie risorse e verificano la sussistenza dei requisiti perl’accesso ai Fondi di Prevenzione.
Francesco e Giorgia con il Fondo di Prevenzione hanno coperto i debiti e pagano regolarmente la rata del prestito ottenuto, ma soprattutto hanno imparato a programmare in anticipo e a valutare attentamente le spese necessarie.
La nuova libertà di Maria
Maria è una commerciante che da sempre ha convissuto con i prestiti usurari. Era convinta di poter controllare la situazione finché un giorno, a causa di forniture non pagate, non è più riuscita a restituire quanto pattuito. Nemmeno facendo ricorso ad altri usurai. Sono cominciati, quindi, i primi protesti e i primi pignoramenti e le banche hanno chiuso qualsiasi linea di credito.
La situazione le è sfuggita di mano. Improvvisamente si è resa conto di non riuscire più a controllare la sua vita finanziaria.
A distanza di qualche anno dal primo prestito usurario, si rivolge all’Ambulatorio Antiusura. Pian piano, insieme agli operatori, acquista la consapevolezza che quelli che aveva considerato “amici”, pronti ad aiutarla nelle difficoltà, altro non erano che gli usurai. Erano la causa del suo tracollo finanziario. Decide, così, di denunciarli.
Ora Maria ha modificato il suo rapporto con il denaro: se prima non ci pensava più di tanto, poichè riusciva sempre a trovare un “amico” che l’aiutava, ora invece è molto più attenta alla gestione finanziaria e considera ogni spesa ed ogni investimento con molta più cautela.
Insieme agli operatori dell’Ambulatorio, ha predisposto un progetto di rientro dei debiti e di rilancio finanziario e ha presentato la domanda di accesso al Fondo di solidarietà per le vittime dell’usura e dell’estorsione.
La storia di Maria è la conferma che solo la denuncia interrompe veramente il rapporto con gli usurai. È il momento della liberazione dalla dipendenza psichica e l’unica strada per recidere definitivamente il rapporto con gli usurai.
